Asta Bidspirit | Teca con scheletro e teschi


Teca con scheletro e teschi in ceroplastica - 1700 circa, ambito GAETANO GIULIO ZUMBO Ceroplastica, teca in legno e vetro. La ceroplastica, ovvero l’antica arte di lavorare la cera, venne usata fin dall’antichità in ambito funerario, devozionale e successivamente dal XVII secolo fu largamente impiegata anche per la riproduzione a scopo didattico di modelli anatomici, zoologici e botanici. Nel corso del tempo la ceroplastica divenne celebre per le sue rappresentazioni soprattutto in ambito anatomico, grazie ad artisti come Gaetano Giulio Zumbo (Siracusa 1656- Parigi 1701). Col passare del tempo e l'affinarsi delle tecniche, si identificarono quattro principali filoni all’interno della ceroplastica: il filone iperrealistico, che riproduceva principalmente scene macabre e quello vedutista, che realizzava suggestive vedute. Questo manufatto come altre analoghe del Seicento, non si limitano a riprodurre la realtà ma offrono una visione drammatica e grottesca della caducità della vita. Queste rappresentazioni come altre analoghe del suo tempo, avevano “la funzione di esorcizzare la malattia, il dolore e la pestilenza” che dilagava a quel tempo; difatti secondo il pensiero del Seicento, circondarsi di queste immagini allontanava la morte stessa. Probabilmente la teca si può collocare nell’ambito dell’abate Giulio Gaetano Zumbo. La scena è incastonata all’interno di una teca trapezoidale in vetro bordata in legno. La composizione si presenta essenziale ma ricca di particolari: un uomo giace semisdraiato appoggiato a una roccia, con il capo reclinato indietro ed il volto segnato dalla sofferenza. Il corpo, coperto solo da un drappeggio nel basso ventre, è corrotto dalla decomposizione ed emerge da uno scenario disgustoso in cui alcuni animali si accaniscono contro la carne putrescente: scorpioni e ratti, secondo una lettura simbolica del Seicento, rappresentano l’angoscia, il disgusto ed il degrado. Il fondale si chiude con una tappezzeria e un drappeggio mentre la scena si completa con teschi ed ossa. Questo accostamento è strettamente legato al tema del memento mori, molto fortunato nel Seicento, in cui dominava l’ossessiva riflessione sulla caducità della vita e transitorietà della fortuna, dettata dalla consapevolezza che l'uomo fosse solo e che la sua esistenza era precaria, breve e continuamente in balìa del fato. Teca di legno: Altezza x larghezza x profondità: 23 x 36 x 17 cm. Stato di conservazione: **** buono (lievi mancanze).