Asta Bidspirit | 315 x 49 cm -


315 x 49 cm - Raro Thangka orizzontale tibetano realizzato per i monasteri, dipinto a mano - Raro Thangka (ཐང་ཀ) orizzontale tibetano Provenienza: Tibet (collezione privata) Datazione: XX sec. (circa metà del ’900) Dimensioni: lunghezza 315 cm x altezza 49 cm Descrizione: Thangka orizzontale tibetano realizzato per i monasteri, dipinto a mano (bris-tan) su tela di cotone, con immagini e scritte d’oro su fondo nero (na-tang) e figure a colori (tson-tang). I pigmenti solubili in acqua sono sia minerali che organici e vengono temperati con una soluzione di erba e colla organica naturale. Come di regola anche in questo dipinto si utilizzano i cinque colori (pancha-varna) buddhisti: Bianco (trasforma l’ignoranza dell’apparente realtà illusoria nella saggezza della vera realtà), Giallo (trasforma l’orgoglio in saggezza di identità), Blu (trasforma l’accidia in saggezza compassionevole), Rosso (trasforma l’illusione di attaccamento in saggezza di discernimento), Verde (trasforma l’invidia in saggezza di realizzazione). Il rotolo è suddiviso in sette spazi (quale numero buddhista che simboleggia la completezza), ognuno occupato da una figura divina che, da sinistra a destra, sono: Tara Bianca dai sette occhi in Varada Mudra; Shakyamuni Buddha giallo in Dharmachakra Mudra (questa mudra rappresenta la messa in moto della Ruota del Dharma, dove il pollice e il medio della mano destra formano un cerchio nominato Vitarkamudra quale esposizione della dottrina e con il dito indice della mano sinistra è fatta girare la ruota); Shakyamuni Buddha bianco in Bhumisparsha Mudra; Avalokitesvara (tib. Chenrezig Wangchug) quale Bodhisattva della grande compassione, dipinto come Sadaksarin (Signore delle sei sillabe, cioè del mantra Oṃ Maṇi Padme Hūṃ), seduto a gambe incrociate (padmasana) le due mani esterne sono in Shuni Mudra e le due centrali reggono la pietra Cintamani (pietra preziosa del pensiero); Shakyamuni Buddha giallo in Shuni Mudra; Shakyamuni Buddha bianco in Dhyana Mudra; Kubera Jambala, dio indiano della prosperità e ricchezza conosciuto anche come Dhanapati che, nella simbologia tibetana, diviene Vaishravana (tib. Nam Those), cioè uno dei quattro grandi re delle quattro direzioni, egli è il guardiano del nord che presiede alla frontiera fra il manifesto ed il non manifesto, di colore giallo, immagine della vegetazione che muore, re degli Yakscia tiene con la mano destra lo stendardo e nella sinistra una mangusta sputa gemme dalla bocca. La mangusta (mungo; nakula) è simbolo della ricchezza materiale e spirituale, nemica tradizionale di Naga e dei serpenti (entrambi guardiani del tesoro). La mangusta è spesso raffigurata mentre sputa gioielli o perle ed appartiene al dio della ricchezza Kubera. Il simbolo ha probabilmente origine nell’abitudine dell’Asia centrale di usare la pelle di mangusta come un sacchetto per le monete. Nell’estremità alta del rotolo sono dipinti una sequenza di simboli buddhisti. Tra una figura e l’altra dei vari Buddha e divinità è rappresentato nei colori blu e giallo Kirtimukha (Zeeba o Zipak), guardiano delle porte che deriva dall’iconografia induista ed è un demone che divora se stesso fino a rimanere solo con la testa. È un simbolo di ammonimento contro l’avidità, la cupidigia e l’attaccamento alle cose terrene. Invece, nei margini destro e sinistro del dipinto, troviamo il simbolo della Ruota del Dharma (in sanscrito chakra, in tibetano 'khor-lo), composta da un mozzo centrale di 8 raggi e di un cerchione esterno. L'immagine della ruota è un simbolo universale ed è presente in tutte le culture. Già nell'India pre-buddista era molto diffusa con il duplice significato di arma o del Sole. Nella cultura buddista la ruota è strettamente associata al concetto della Ruota del Dharma messa in moto da Buddha in occasione della prima esposizione pubblica della sua dottrina a Sarnath, presso Benares (l’odierna Varanasi) nel Parco delle Gazzelle. Per questo motivo spesso la Ruota del Dharma viene rappresentata tra due gazzelle. I significati della Ruota del Dharma possono essere molteplici. Secondo i tre addestramenti della pratica buddista, il mozzo rappresenta l'addestramento alla disciplina morale che rende stabile la mente; i raggi rappresentano la comprensione della vacuità di tutti i fenomeni che permette di eliminare alla radice la nostra ignoranza; il cerchione esterno, infine, identifica la concentrazione che permette di tenere salda la pratica della dottrina buddista. Rappresenta inoltre l’Ottuplice nobile sentiero che porta alla liberazione, il Dharma e Buddha Shakyamuni stesso. In senso più generale, tra gli otto simboli di buon auspicio, la Ruota del Dharma simboleggia l'insegnamento buddhista nella sua globalità e ci ricorda che il Dharma abbraccia tutte le cose, non ha né inizio né fine, è in movimento ed immobile. È il simbolo del Dhyanibuddha Vairociana e viene rappresentata anche sulla pianta dei piedi del Buddha.